Dolcemente incuriosito da una mammina che pettinava sua figlia in bus, ho mostrato interesse per il cuoricino di plastica con cui giocava. La bimba, mi guarda ammiccante e dice “no” con la testa. Risate grasse di me e sua madre, che mi dice che non mi vuole dare la mano. Rispondo che non mi vuole dare il giochino, non la mano, e che, proprio per questo, dato che simboleggia il cuore, le è caro, e “non me lo dà”. La madre ride ancora di più. Nasce, anzi esplode immediatamente il confronto sulle teorie dell’infanzia degli uomini, sia donne che maschi, e in pochi secondi arriviamo a stabilire che è vero che la bimba intrattiene la dialettica della seduzione perlomeno 2 lustri prima del maschio. Io, quindi, aggiungo che è vero in parte, poichè il maschio è obbligato all’irrigidimento, psicologicamente, poichè deve compiere uno sforzicino in più, della donna, già pronta. Si passa all’analisi – 3 secondi dopo – delle ragioni di questa cosa. 5 secondi dopo si parla di forme cognitive, tare sociali, capacità creative schiacciate da queste, potenzialità espressive interdette, sempre da queste.
Ecco. Un dialogo così, doveva accadere nella possibile e felice eventualità che una donna – bellissima – di cultura ispanica, fosse presente su di un paradossare bus urbano Italiano.
Posta questa sensazionale premessa giornalistica, si torna alla letteratura, alla cronostoria, alla logica, alla memoria.
Nell’enfasi nell’emozione di essere compreso, anzi, di comprendersi, rosicavo istanti su istanti per giungere a illustrare la mia personale teoria dell’evoluzione dei principi della logica intellettuale, mantenedo inalterati i sensi che ad essa socciacciono naturalmente, ossia, non mutando gli orientamenti che geneticamente ci vengono donati da madre natura. Nella fattispecie, tentavo di illustrare quanto, l’intelletto femminile, ha ancora da mostrarsi e da mostrare, nel suo esser convesso verso la realtà, poichè – tanto quanto tutti coloro che della più imponente dimostrazione della ragione sanno riconoscere all’occidente, tanto è riposto nella loro, poichè ciascuna razza, ciascun genere nella propria razza, ciascun indivisuo con la propria cultura, la prorpia origine e la propria trascendenza HA DA DARE, obbligatoriamente, alla storia futura di quella che noi chiamiamo ora Civiltà. La storiella della fata, che era, quindi poi, e dopo quindi, è vecchia, ritrita, consunta, finita. Siamo all’istante T con zero, a mio giudizio, quindi ognuno deve VOLERE questa nostra civiltà, poichè è essa che mostra agli altri, e non gli altri ad essa. Insomma, arrivare prima, non significa dominare gli altri, ma metterli nelle condizioni di migliorare le cose in un loro seguito.